Sylvester – C’era una volta la discomusic 16

 

   Sylvester James (6 settembre 1947 – 16 dicembre 1988), in arte Sylvester, nacque in una famiglia indigente a Los Angeles, California, primo di sei figli e con la sola madre a occuparsi della casa. Fu la nonna, la cantante jazz Julia Morgan, a notare il precoce talento musicale del piccolo Sylvester e a incoraggiarlo. Così, prima nella Palm Lane Church of God in Christ di South Los Angeles e poi in altre chiese battiste, Sylvester diventò presto “Child Wonder of Gospel”. All’età di 16 anni però, dopo alcuni contrasti con la madre e il patrigno, il futuro cantante “disco” lasciò Los Angeles e si trasferì a San Francisco. A San Francisco, Sylvester si esibì in un musical dal titolo Women of the Blues, attingendo dal suo repertorio brani di Bessie Smith e Billie Holiday. Agli inizi degli anni ’70 si unì a un gruppo di performers, The Cockettes, una compagnia formata da drag queen psichedeliche fondata da Hibiscus, al secolo George Harris. Dopo l’esperienza passata con The Cockettes, Sylvester collezionò altre esibizioni in San Francisco, partecipazioni a shows, creando nuovi gruppi (Sylvester & The Hot Band, Cabaret – After Dark, The Four A’s, ecc.). l’anno della svolta è il 1977, quando il cantante sigla un contratto discografico con la Fantasy Records, trovandosi a lavorare con il produttore Harvey Fuqua, figura di spicco e scopritore di talenti per la Motown, che produsse i suoi primi cinque albums. Nello stesso periodo Sylvester incontrò e iniziò a collaborare con Patrick Cowley. Il sintetizzatore di Cowley e la voce di Sylvester furono subito una combinazione vincente per l’allora consolidata discomusic. Dopo il primo interlocutorio album Sylvester (1977) il secondo, Step II (1978), piazzò nelle classifiche due successi divenuti ormai dei classici della disco: You Make Me Feel (Mighty Real) e Dance (Disco Heat). Queste due canzoni ottennero la prima posizione nella American dance chart e alternativamente rimasero in testa per sei settimane tra agosto e settembre 1978. Ad accompagnarlo nelle registrazioni e nei vari concerti furono le coriste del gruppo Two Tons O’ Fun. Nello stesso anno, occorre ricordare la memorabile partecipazione di Sylvester al “Castro Street Fair”, dove cantò dal vivo You Make Me Feel (Mighty Real) in onore del primo consigliere di San Francisco dichiaratamente gay Harvey Milk. Sylvester stesso non aveva avuto difficoltà a compiere già in precedenza il suo coming out, e fu tra i primi artisti a schierarsi a favore dei diritti GLBTQ. Nel 1979 pubblicò il terzo album, Stars, vinse tre premi Billboard e apparve nel film The Rose, con protagonista Bette Midler. Dopo altri album non all’altezza dei precedenti, nel 1982 Sylvester cambiò etichetta discografica approdando alla Megatone Records, e fu quello l’anno del suo grande successo, sempre in coppia con il sintetizzatore di Patrick Cowley, Do You Wanna Funk (numero 4 nella American dance chart). La canzone ebbe anche l’onore di partecipare alla colonna sonora del film di successo di John Landis Trading Places (Una poltrona per due in italiano). Sylvester continuò a collaborare con altri grandi artisti come Patti LaBelle, Sarah Dash e, soprattutto, Aretha Franklin, con cui lavorò alla realizzazione del fortunatissimo album Who’s Zoomin’ Who? del 1985. Nel 1986 dall’album registrato per la Warner Bros. Records fu estratto un singolo Someone Like You, che raggiunse il primo posto della U.S. dance chart, a distanza di otto anni da You Make Me Feel (Mighty Real). Il sound ormai non era più quello della discomusic classica, l’elettronica si era impossessata quasi completamente delle produzioni musicale destinate ai locali da ballo e il numero dei beat iniziava ad aumentare sempre più fino a giungere alla svolta epocale della House music della fine anni ’80. Anche la carriera di Sylvester volgeva al termine, compromessa purtroppo dall’AIDS che colpì l’artista californiano e lo portò al decesso il 16 dicembre 1988. Sull’argomento, agli inizi del 1987, Sylvester rilasciò una dichiarazione:

   «I don’t believe that AIDS is the wrath of God. People have a tendency to blame everything on God. » (Non credo che l’AIDS sia l’ira di Dio. La gente tende a scaricare le colpe di tutto su Dio.)

© Marco Vignolo Gargini

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