Indochine – College boy

 

J’apprends d’ici que ma vie ne sera pas facile
Chez les gens
Je serai trop différent pour leur vie si tranquille
Pour ces gens
I want to see you

J’aime pourtant tout leur beau monde
Mais le monde ne m’aime pas, c’est comme ça
Et souvent j’ai de la peine quand j’entends tout ce qu’ils dises derrière moi
Mais moi j’ai le droit quand tu te réveilleras
Oui, j’ai le droit
De te faire ça quand tu te réveilleras

Le droit d’ouvrir tes jambes
Quand tu te réveilleras
Oui, j’aime ça
Le goût de lait sur ta peau, j’ai le droit

Là oui nous sommes en vie
Comme tous ceux de nos âges
Oui nous sommes le bruit
Comme des garçons en colère

Je comprends qu’ici c’est dur d’être si différent pour ces gens
Quand je serai sûr de moi
Un petit peu moins fragile, ça ira
I want to see you

Là oui, nous sommes le bruit
Comme un cerf en colère
Oui, nous sommes le fruit
Comme des filles en colère
Tu me donnes ta vie
Et nous traverserons les ciels

J’ai le droit à tout les endroits
De te faire ça, à tout les endroits
J’ai quand même bien le droit
Oui de te faire ça
Oui, j’ai le droit oui, de te faire ça

A nos gloires ici-bas pour se revoir
A nos rages
On a le droit de se voir
A la gloire ici-bas
Pour se revoir
A nos gloires…

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William Shakespeare, “La Tragedia di Amleto, Principe di Danimarca” IX

Amleto Vignolo Gargini

William Shakespeare

LA TRAGEDIA DI AMLETO, PRINCIPE DI DANIMARCA

Titolo originale The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark

Traduzione di Marco Vignolo Gargini

ATTO QUARTO

SCENA PRIMA

Entrano il Re, Rosencrantz e Guildenstern.

RE: C’è un senso in questi sospiri, in questi profondi sospiri che tu devi interpretare, ci conviene comprenderli. Dov’è tuo figlio? 

REGINA: Lasciateci qua soli un momento.

(Escono Rosencrantz e Guildenstern

Ah, mio signore, che cosa ho visto stanotte!    

RE: Che, Gertrude? Come sta Amleto?

REGINA: Folle come il mare e il vento quando lottano fra loro per chi è il più forte. In un suo accesso di pazzia, dietro l’arazzo sente qualcosa muoversi, sguaina la spada, urla “Un topo, un topo!” e in questa sua sensazione impazzita uccide alla cieca il buon vecchio.

RE: Oh che fatto grave! Sarebbe successo a noi, se fossimo stati là. La sua libertà è gravida di minacce per tutti; per te stessa, per noi, per ognuno. Ahimè, come risponderemo di questa azione sanguinaria? Daranno la colpa a noi, la cui previdenza avrebbe dovuto contenere, sorvegliare e segregare questo giovane pazzo; ma il nostro affetto fu eccessivo, che non abbiamo compreso ciò che era la cosa più opportuna, ma come il portatore di un morbo malvagio, evitando di divulgarlo, lasciammo che il male gli divorasse il midollo della vita. Lui dov’è andato?  

REGINA: A portar via il corpo che ha ucciso, su cui la sua stessa follia, come dell’oro in una miniera di metalli spregevoli, si mostra pura; egli piange per ciò che è fatto.

RE: O Gertrude, vieni via. Appena il sole toccherà le montagne, lo imbarchiamo lontano da qui, e questa ignobile azione noi la dobbiamo abbozzare e scusare con tutta la nostra maestà e scaltrezza. Ohila, Guildenstern!

Entrano Rosencrantz e Guildenstern

Amici entrambi, andate a cercare un altro aiuto. Amleto nella sua follia ha ammazzato Polonio, e dalla stanza di sua madre l’ha trascinato via. Andate, ripescatelo, parlategli con garbo, e portate il morto nella cappella; vi prego, fatelo presto.

(Escono Rosencrantz e Guildenstern)

Vieni, Gertrude, richiameremo gli amici più savi, e li informiamo di quello che intendiamo fare e di ciò che è stato fatto inopportunamente. Così forse la calunnia – il cui sussurro per tutto il diametro del mondo, diritta come un cannone alla sua mira, porta il suo lancio velenoso – potrà mancare il nostro nome, e colpire l’invulnerabile aria. Oh, vieni via, la mia anima è piena di trambusto e sgomento.

(Escono

SCENA SECONDA

Entra Amleto

AMLETO: Proprio sistemato.

ROSENCRANTZ e GUILDENSTERN (Da dentro): Amleto, principe Amleto!

AMLETO: Ma piano, chi strepita? Chi chiama Amleto? oh, eccoli che arrivano.

Entrano Rosencrantz, Guildenstern

ROSENCRANTZ: Che ne avete fatto, mio signore, del cadavere?

AMLETO: L’ho rimestato alla polvere sua congiunta.

ROSENCRANTZ: Diteci dov’è, che lo togliamo di lì e lo portiamo nella cappella.

AMLETO: Non credetelo.

ROSENCRANTZ: Credere cosa?

AMLETO: Che io possa tenere il vostro segreto e non il mio. Inoltre, essere interrogato da una spugna, quale risposta dovrebbe dare un figlio di re?

ROSENCRANTZ: Mi prendete per una spugna, mio signore?

AMLETO: Sí, signore, una spugna che assorbe il favore del re, le sue ricompense, e le sue autorità. Ma tali ufficiali al re il migliore servizio lo offrono alla fine; egli se li tiene, come fa la scimmia con le noci, in un angolo della sua mascella, per prima li assapora e alla fine li ingoia. Quando avrà bisogno di ciò che avete raccolto, non farà che darvi una bella strizzatina, e, spugna, tu ritorni asciutta.

ROSENCRANTZ: Non vi capisco, mio signore.

AMLETO: Ne sono felice; un discorso furbo dorme in un orecchio scemo.

ROSENCRANTZ: Mio signore, dovete dirci dove si trova il corpo e venire con noi dal re.

AMLETO: Il corpo è con il re, ma il re non è con il corpo. Il re è una cosa -   

GUILDENSTERN: Una cosa, mio signore?

AMLETO: Una cosa da niente. Portatemi da lui. Nasconditi volpe, e tutti dietro. 

(Escono)

SCENA TERZA

Entrano il Re e il seguito

RE: Ho mandato a cercarlo, e a trovare il corpo. Com’è pericoloso che quest’uomo vada libero! Eppure non dobbiamo sottoporlo al pieno rigore della legge; egli è adorato dal popolo stolto, che ama non il proprio giudizio ma con gli occhi, e dov’è così, è ponderato il castigo di chi offende, ma mai l’offesa. Perché tutto sia liscio e uniforme, questa sua partenza improvvisa deve sembrare una tregua deliberata. I mali divenuti disperati si alleviano con rimedi estremi, o niente affatto.

Entrano Rosencrantz

Allora, che è successo?                                              

ROSENCRANTZ: Dov’è messo il corpo, mio signore, non riusciamo a farcelo dire. 

RE: Ma lui dov’è?

ROSENCRANTZ: Qui fuori, mio signore, scortato, in attesa di vostre disposizioni.

RE: Portatelo davanti a noi.

ROSENCRANTZ: Ehi, Guildenstern! Porta dentro il principe.

Entrano Amleto e Guildenstern

RE: Allora, Amleto, dov’è Polonio?

AMLETO: A cena.

RE: A cena? Dove?

AMLETO: Non dove pappa ma dove è pappato. Una certa assemblea di vermi politici è alle prese con lui. Il vostro verme è il vostro unico imperatore per la dieta; noi ingrassiamo ogni altra creatura per ingrassare noi stessi; e c’ingrassiamo per i vermi. Il vostro re grasso e il vostro mendico magro non sono altro che portate variate, due piatti, ma a una tavola sola -  questa è la fine. 

RE: Ahimè, ahimè!

AMLETO: Un uomo può pescare con il verme che ha pappato un re, e papparsi il pesce che ha pappato il verme.

RE: Che vuoi dire con questo?

AMLETO: Niente, solo mostrarvi come un re possa fare un viaggio di stato attraverso le budella d’un mendico.

RE: Dov’è Polonio?

AMLETO: In cielo. Mandate lassù a vedere; se il vostro messaggero non ce lo trova, cercatelo voi stesso in quell’altro posto. Ma se non lo trovate affatto entro questo mese, lo annuserete salendo le scale del loggiato.

RE (A qualcuno del seguito): Andate a cercarlo lì.

AMLETO: Starà lì ad aspettare il vostro arrivo.

(Escono alcuni del seguito)

RE: Amleto, questa azione, per la tua speciale sicurezza, che molto ci preme, come molto ci addolora per quello che tu hai fatto – deve mandarti via di qui in un baleno. Quindi, preparati. La nave è pronta, il vento propizio, i compagni ti aspettano, e tutto è sistemato per il viaggio in Inghilterra.

AMLETO: In Inghilterra?

RE: Sì, Amleto.

AMLETO: Bene.

RE: Così è se conoscessi le nostre intenzioni.

AMLETO: Vedo un cherubino che le vede. Ma andiamo, in Inghilterra.

Addio, cara madre.

RE: Tuo padre amorevole, Amleto.

AMLETO: Mia madre – padre e madre sono marito e moglie, marito e moglie sono una sola carne; e allora, mia madre. Andiamo, in Inghilterra. (Esce)

RE: Stategli alle calcagna, attiratelo immediatamente a bordo, non ritardate;  io lo voglio via di qui stanotte. Via, per quanto riguarda questo affare tutto è sigillato e pronto. Vi prego, affrettatevi.

(Escono Rosencrantz e Guildenstern)

E tu, Inghilterra, se tieni in qualche conto alla mia amicizia – come il mio grande potere può consigliartelo, perché la tua cicatrice è ancora fresca e rossa della spada danese, e il tuo libero rispetto a noi rende tributo – tu non puoi freddamente accogliere il nostro mandato regale, che implica appieno, con lettere conformi a tale effetto, la morte immediata di Amleto. Fallo, Inghilterra, perché come tisi egli infuria nel mio sangue, e tu devi curarmi. Finché non so che è fatto, comunque vadano le mie sorti, le mie gioie non sono mai cominciate. (Esce)

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International Day Against Homophobia and Transphobia

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Caro omofobo

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Ricordo della Professoressa Lea Stefanelli

   Domani, venerdì 17 maggio alle ore 18.30, presso l’Aula Magna del Liceo Classico “N. Machiavelli” (Via degli Asili n° 35, Lucca), gli ex allievi della Prof.ssa Lea Stefanelli si incontreranno per ricordare insieme la loro insegnante, recentemente scomparsa. L’invito è aperto a tutti gli ex alunni che desiderano partecipare.

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William Shakespeare, “La Tragedia di Amleto, Principe di Danimarca” VIII

Amleto Vignolo Gargini

William Shakespeare

LA TRAGEDIA DI AMLETO, PRINCIPE DI DANIMARCA

Titolo originale The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark

Traduzione di Marco Vignolo Gargini

ATTO TERZO

SCENA TERZA

Entrano il Re, Rosencrantz e Guildenstern

RE: Lui non mi piace, e non è sicuro per noi lasciare errare la sua follia. Perciò, preparatevi; io sbrigherò immediatamente la vostra missione ed egli verrà con voi in Inghilterra. Le circostanze del nostro stato non possono tollerare il pericolo così vicino a noi che d’ora in ora gli matura sul suo volto.

GUILDENSTERN: Ci prepareremo subito. È sacrosanto e religioso scrupolo pensare alla sicurezza di molti e molti corpi che vivono e si nutrono sotto la Vostra Maestà.

ROSENCRANTZ: Ogni singola e peculiare vita è tenuta, con ogni forza e armatura della mente, a proteggersi dal male; ma tanto più quello spirito, dal cui benessere dipendono e confidano le vite di tanti. La fine della maestà non muore sola; ma come un gorgo trae con sé ciò che le è vicino. È una ruota massiccia fissata in cima al monte più alto, sui cui raggi enormi ha infitte e aggiunte diecimila cose di minor conto; e quando cade ogni piccolo annesso, ogni trascurabile conseguenza, ne accompagna la sua violenta rovina. Mai solo sospirò un re, ma con un lamento generale.

RE: Armatevi, vi prego, per questo rapido viaggio, perché metteremo dei ceppi a questa paura che procede troppo a piede libero.

ROSENCRANTZ: Noi ci affretteremo.

(Escono Rosencrantz e Guildenstern)

Entra Polonio

POLONIO: Mio signore, sta andando nella stanza di sua madre. Dietro l’arazzo mi apposterò a udire lo svolgimento. Io garantisco che ella lo sgriderà a dovere, e come avete detto, e saggiamente fu detto, è bene che uno spettatore in più oltre a una  madre, dal momento che la natura le madri le rende parziali, porga l’orecchio al discorso con vantaggio. Addio, mio sovrano, verrò da voi prima che andiate a letto, e vi narrerò. ciò che so.

RE: Grazie, mio caro signore.

(Esce Polonio)

Ah, il mio delitto è lurido, nauseabondo fino al cielo; reca su di sé la più antica originale maledizione, l’assassinio di un  fratello. Pregare io non posso, sebbene l’inclinazione sia penetrante quanto il volere. La mia più forte colpa sconfigge il mio forte intento, e come un uomo legato a due compiti, indugio là dove dovrò cominciare per primo, e li trascuro entrambi. Ma se questa mano dannata fosse anche più intrisa di com’è del sangue di mio fratello non c’è pioggia abbastanza lassù nei dolci cieli per lavarla bianca come la neve? A che pro la pietà se non ad affrontare il volto del delitto? E cosa c’è nel pregare se con questa forza duplice, di trattenerci prima di commettere peccato o perdonarci avendolo commesso? Allora alzò gli occhi; la mia colpa è passata. Ma oh qual forma di preghiera può servirmi? “Perdona il mio turpe assassinio”? No certo, perché ancora posseggo i beni per cui commisi l’assassinio, la mia corona, la mia propria ambizione, la mia regina. Uno  può essere perdonato e conservare il delitto? Nelle corrotte correnti di questo mondo la mano aurea del delitto può spostare da una parte la giustizia, e spesso s’è visto che lo stesso premio malvagio rileva la legge. Ma non è così lassù, là non si accantona, là l’azione è al suo posto nella sua vera natura, e noi stessi siamo obbligati, perfino ai denti e alla fronte dei nostri peccati, a rendere di conto. E allora? Che resta? Tentare ciò che può il pentirsi – cosa non può? Ancora cosa può, se uno non può pentirsi? Oh infelice stato, oh petto nero come la morte, oh anima invischiata, che agitandosi per essere libera, sei più vincolata! Aiuto, angeli! Provate a farlo. Piegatevi refrattarie ginocchia, e cuore dalle corde di acciaio sii soffice come i nervi di un neonato. Tutto può essere bene.

(Si inginocchia)

Entra Amleto

AMLETO: Adesso potrei proprio farlo, adesso che sta pregando; e adesso lo farò – e così va in cielo; e così sono vendicato. Bisognerebbe pensarci; un furfante ammazza mio padre, e per questo, io suo unico figlio, questo stesso furfante mando all’altro mondo.

Ma questo è un lavoro stipendiato, non la vendetta. Lui ha preso mio padre con indecenza, sazio di cibo, con tutti i suoi misfatti in pieno sboccio, freschi come il maggio, e come sta la sua resa dei conti chi lo sa se non il cielo?

Ma nel nostro caso e linea di pensiero, sono gravidi per lui; e allora sono vendicato se lo prendo mentre si purifica l’anima, quando è assolto e maturo per il suo trapasso?

No.

Su, spada, studia un’azione più orrida, quando lui ronfa ubriaco, o è fuori di sé per l’ira, o nel piacere incestuoso del suo letto, al gioco, nella bestemmia, o in qualche atto in cui non c’è sentore di salvezza – Allora fagli lo sgambetto, che i suoi calcagni prendano a calci il cielo, e che la sua anima possa essere dannata e nera come l’inferno dove andrà. Mia madre attende.

Questo farmaco fa solo prolungare i tuoi giorni malati.   

(Esce)

RE (Rialzandosi): Le mie parole volano, i miei pensieri restano a terra. Parole senza pensieri non raggiungono mai il cielo. (Esce)

SCENA QUARTA

Entrano la Regina e Polonio

POLONIO: Verrà subito. Guardate di sgridatelo a dovere, ditegli che le sue stramberie sono andate troppo oltre per sopportarle, e che vostra grazia ha fatto da schermo e s’è posta in mezzo tra e una gran collera e lui. Io resto zitto proprio qui. Vi prego di essere franca con lui.

AMLETO (Da dentro): Madre, madre, madre

REGINA: Ve lo garantisco, non abbiate paura. Andate, lo sento venire.

(Polonio si nasconde dietro un arazzo)

Entra Amleto

AMLETO: Allora, madre, cos’è stato?

REGINA: Amleto, tu hai molto insultato tuo padre.

AMLETO: Madre, voi avete molto insultato mio padre.

REGINA: Su, su, tu rispondi con vana lingua.

AMLETO: Su, su, voi domandate con viziosa lingua.

REGINA: Che? Che c’è, Amleto?

AMLETO: Qual è adesso il problema?

REGINA: Hai dimenticato chi sono?

AMLETO: No, per la croce, niente affatto: voi siete la regina, la consorte del fratello di vostro marito, e, se non fosse così, siete mia madre.          

REGINA: No, allora ti metterò davanti a chi ti può parlare.

AMLETO: Andiamo, andiamo, sedetevi; non vi muoverete; non andrete via finché non vi avrò messo davanti lo specchio dove potrete vedere la parte più intima di voi.

REGINA: Che vuoi fare, non vorrai uccidermi? Ah, aiuto, aiuto!

POLONIO (dietro l’arazzo): Che succede? Aiuto, aiuto, aiuto!

AMLETO (sguainando la spada): Cosa c’è? Un topo! Morto per un ducato, morto!

(Trapassa con la spada l’arazzo)

POLONIO (dietro): Oh, mi ha ucciso!

REGINA: Ahimè, che hai fatto?  

AMLETO: No, non lo so, è il re?

REGINA: Oh che follia sanguinaria è questa!

AMLETO: Follia sanguinaria, malvagia quasi come, buona madre, uccidere un re e sposarsi con suo fratello.

REGINA: Come uccidere un re?

AMLETO: Sissignora, ho detto.

(Solleva l’arazzo e scopre Polonio

Tu disgraziato, imprudente, ficcanaso cretino, addio.

Ti ho scambiato per uno più grande di te. Prendi la tua sorte.

Ti sei reso conto che è pericoloso essere troppo intraprendenti.

Piantatela di torcervi le vostre mani; calma, sedetevi, vi torcerò io il vostro cuore: perché farò così se è composto di materia penetrabile, se la dannata consuetudine non l’ha pietrificato a tal punto da farne un baluardo resistente contro il sentimento.

REGINA: Che ho fatto che tu osi scatenare la tua lingua in piazzate così triviali nei miei confronti?

AMLETO: Un tale atto che insudicia la grazia e il rossore della modestia, appella la virtù ipocrita, strappa la rosa dalla bella fronte di un amore innocente, e vi pone una vescica, rende i voti nuziali falsi come i giuramenti dei giocatori di dadi. Oh, un tale fatto che dal corpo del contratto svelle la stessa anima, e la dolce religione la fa diventare una rapsodia di parole. Arde il volto del cielo; sì, questa massa solida e compatta con viso accaldato, come dinnanzi al giorno del Giudizio, a tale atto perde la ragione.

REGINA: Ahimè, quale atto, che ruggisce così forte e tuona sin dal principio?

AMLETO: Date un’occhiata qui a questo ritratto, e a questo, la parata contraffatta di due fratelli.

Notate quale grazia era posta su questo volto, riccioli d’Iperione, la fronte di Giove stesso, un occhio come quello di Marte, per minacciare e comandare, una postura come l’araldo Mercurio, appena posato su di un colle che bacia il cielo, una combinazione e una forma su cui davvero ogni dio parve imporre il proprio sigillo per donare al mondo la sicurezza dell’uomo.       

Questo era vostro marito. Guardate adesso l’altro: questo qui è vostro marito come una spiga ammuffita, che distrugge il suo sano fratello. Avete occhi? Avete potuto lasciare il pascolo su questa bella montagna e rimpinzarvi in questa fossa? Ah, avete gli occhi?

Non potete definirlo amore, perché all’età vostra Il vigore del sangue è ammansito, è umile, e fa riferimento al giudizio; e quale giudizio andrebbe da questo a quello; ma certo avete i sensi, se no non potreste muovervi; ma certo quel senso è paralizzato, perché la follia non errerebbe così, né i sensi non sarebbero mai così soggiogati dall’estasi da non riservarsi qualche brano di scelta, da utilizzare per una tale differenza. Quale demonio fu a gabbarvi così giocando a moscacieca?

Occhi senza sentimenti, sentimenti senza occhi, orecchie senza mani e occhi, olfatto senza tutto, oppure una sola parte malata di un solo vero senso non potrebbe avvilirvi così.

Oh vergogna, dov’è il tuo rossore? Inferno ribelle, se ti puoi rivoltare nelle ossa d’una matrona, allora nella gioventù infiammata la virtù sia come cera e si fonda nel suo stesso fuoco. Non è più vergogna, se l’ardore costretto dà la carica, dato che il gelo stesso brucia così vivo, e la ragione fa la ruffiana del desiderio.

REGINA: Oh, Amleto, non parlare più. Tu volti i miei occhi verso la mia stessa anima, e là scorgo macchie così nere, che non perderanno la loro tinta.

AMLETO: Sì, ma  vivere nel sudore ripugnante di un letto lercio marcita nella corruzione, mielosa, e a fare l’amore in un osceno porcile.           

REGINA: Oh, non parlarmi più; queste parole penetrano nelle mie orecchie come pugnali; smettila, dolce Amleto.

AMLETO: Un assassino e un manigoldo, un servo che non è un ventesimo della decima parte del vostro precedente marito, un re buffone, uno scippatore dell’impero e della carica, che da una mensola ha rubato il prezioso diadema e se l’è ficcato in tasca.  

REGINA: Finiscila!     

AMLETO: Un re di stracci e toppe

Entra lo Spettro

Salvatemi e posate su di me sopra le vostre ali, voi guardiani celesti – Che vuole la vostra graziosa immagine?

REGINA: Oddio, è pazzo.

AMLETO: Non venite a rimproverare il vostro figlio pigro, che smarrito nel tempo e nella passione  trascura l’importante compito del vostro venerabile comando?

Oh, parlate!

SPETTRO: Non dimenticare. Questa visita è solo per riaffilare il tuo proposito quasi spuntato.

Ma guarda, lo stupore incombe su tua madre; Oh, mettiti tra lei e la sua anima in conflitto – la vanità opera con più forza nei corpi più deboli – Parlale, Amleto.  

AMLETO: Cosa vi prende, signora?

REGINA: Ahimè, che ti prende, che ruoti il tuo occhio nel vuoto, e parli con l’aria incorporea. Davanti ai tuoi occhi i tuoi spiriti spuntano violentemente, e come soldati colti nel sonno dall’allarme, i tuoi capelli lisci prendono vita, si alzano e si rizzano. O figlio gentile, sul calore e sulla fiamma del tuo turbamento scintilla una fredda pazienza. Su che cosa ti fissi?

AMLETO: Su lui, su lui! Ammirate con che pallore ci squadra. La sua forma e la sua causa unite, se predicassero alle pietre le smuoverebbero. Non fissatevi su di me, per timore di convertire con questa azione pietosa i miei fermi propositi; allora ciò che devo fare smarrirà il suo colore: lacrime, forse, al posto del sangue.          

REGINA: A chi dici questo?

AMLETO: Non vedete niente lì?

REGINA: Niente di niente, ma tutto ciò che c’è, lo vedo.       

AMLETO: E non avete udito niente?

REGINA: No, niente, solo noi. 

AMLETO: Ma guardate là, guardate come si ritrae – Mio padre nel suo abito come quando era vivo – E guardate dove va, proprio ora, fuori dal portone.

(Lo Spettro esce)

REGINA: Questa è pura invenzione del tuo cervello. Che l’ha inventato. Queste creazioni incorporee la follia è molto abile a crearle.

AMLETO: Follia!

I miei battiti del polso sono regolari come i vostri, e hanno un ritmo altrettanto sano. Non è follia  ciò che ho detto; mettetemi alla prova e io riformulerò l’argomento, mentre la follia lo salterebbe. Madre, per amor della grazia, non spalmate sulla vostra anima questo balsamo di lusinghe, che non sia il vostro peccato, ma la mia follia a parlare.

Sarebbe una pelle sottile sulla vostra piaga ulcerosa, mentre la cancrena putrida che mina tutto dentro v’infetterebbe non veduta. Confessatevi al cielo, pentitevi del passato, scansate il futuro, e non spargete il concime sulla malerba per renderla più putrida. Perdonatemi questa mia virtù, perché nella corpulenza di questi tempi obesi la virtù deve implorare perdono al vizio, sì, e curvarsi e chiedere il permesso di fargli del bene.    

REGINA: Oh, Amleto, mi hai spezzato il cuore in due.

AMLETO: Oh, buttate via la sua parte peggiore, e vivete più pura con l’altra metà.

No, a dispetto del buonsenso e del segreto, aprite la cesta sul tetto di casa, fate volar gli uccelli, e come la scimmia della fiaba, per arrivare a delle conclusioni, cacciatevi nella cesta e rompetevi il collo cadendo.

REGINA: Stai certo, se le parole sono fatte di fiato, e il fiato di vita, non ho vita per dare fiato a ciò che m’hai detto.

AMLETO: Debbo andare in Inghilterra, lo sapete?

REGINA: Ahimè, l’avevo dimenticato. Così è stato stabilito.

AMLETO: Hanno sigillato lettere, e i miei due compagni di scuola, di cui io mi fido come di aspidi velenosi, portano il mandato; loro mi spazzano la mia strada e mi devono mettere in trappola. Ma che facciano, è un divertimento vedere far saltare in aria l’artificiere con il suo stesso petardo, e dovrebbe andarmi buca se non scavo una iarda sotto le loro mine e li faccio saltare fino alla luna. Oh è molto dolce quando in una linea due marchingegni si scontrano direttamente.

Quest’uomo mi spingerà a far fagotto o trascinerò le sue budella nella stanza qui accanto.

Madre, buonanotte. Questo consigliere davvero è ora molto taciturno, molto riservato, e molto solenne, e in vita era un cretino pettegolo furfante.        

Venite, signore, per concludere con voi.          

Buona notte, madre!

(Esce Amleto tirando via Polonio)

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Giuliano Ferrara canta…

giuliana ferrara en travesti

  

   Che nostalgia! A vedere questo obbrobrioso filmato su youtube la mia mente è tornata indietro di quasi trent’anni, al ricordo di una vecchia Drag Queen di nome Bepita che frequentava il “Frau Marlene” a Torre del Lago (LU) negli anni ’80. Direte voi, ma che c’entra con Giuliano Ferrara che canta (orribilmente) sull’aria di Bella figlia dell’amore del Rigoletto? Beh, la parrucca somiglia a quella di Bepita, anche la corporatura è simile. La differenza sta nel fatto che Bepita cantava meglio, non aveva la barba e, soprattutto, era molto più simpatica e divertente.  Per il resto, il nostro è ancora un paese libero, ci si può travestire, male, come ha fatto Giuliano Ferrara per ridicolizzare il Pm Ilda Boccassini, volendo si potrebbe anche indossare un tupè nero, tipo capelli di bambola, un doppio petto blu oltremare, ostentare una cadenza meneghina, abbracciare la tazza del water, cantare Non son degno di te e postare tutto su youtube… solo che non mi viene in mente nessuna Drag Queen degli anni ’80 che si trasvestiva in quel modo, o forse sì… se qualcuno se la ricorda mi faccia un fischio. Grazie.

mvg

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No – I giorni dell’arcobaleno

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   Chissà perché questo pregevole film cileno, uscito nelle sale cinematografiche del paese sudamericano il 9 agosto 2012, è stato distribuito in Italia solo a partire dal 9 maggio di quest’anno… No, con la regia di Pablo Larraín e l’ottima interpretazione dell’attore messicano Gael García Bernal, ha partecipato l’anno scorso al Festival di Cannes vincendo con Larraín la Quinzaine des Réalisateurs, quest’anno ha avuto l’onore di essere nella cinquina dell’Academy Award for Best Foreign Language Film. Eppure da noi viene proiettato solo adesso. Sarà un caso? Hanno temuto che in questa lunga campagna elettorale italiana, che si è tenuta dalla fine del 2012 fino al 24-25 febbraio scorso, No potesse costituire una sorta di propaganda rivolta ai cittadini di sinistra e dell’opposizione al Cavaliere, a Grillo e a Monti? Qualcuno, morto pochi giorni fa, sosteneva che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca… Dopo aver visto il film, tratto dalla pièce teatrale Plebiscito di Antonio Skármeta, ci si è accorti che la recente campagna elettorale del PD e della sinistra è sembrata nettamente più vecchia, bolsa e perdente di quella dei cileni del No dell’88, che partivano pressoché sconfitti. Eppure Bersani e co. avevano la vittoria in tasca da mesi, ma non hanno saputo che farsene, non hanno visto il film o, se lo hanno visto, non lo hanno capito (o non lo hanno voluto capire). A un certo momento, nella prima parte di No, vengono individuate le categorie soggette alla demoralizzazione, alla rassegnazione, ossia le donne anziane e i giovani, la fascia elettorale che avrebbe rinunciato a recarsi alle urne per votare contro Pinochet. Come sono riusciti a convincere, a coinvolgere gli indecisi, a far sì che il 90% dei cileni esercitasse il proprio diritto? In Italia aumentano vertiginosamente i non votanti, alle ultime elezioni 5% in meno, a fronte del 75% dei votanti… è mai possibile che nessuno del PD e della sinistra si sia accorto che occorreva puntare su di loro? Se li sono fatti scappare tutti! Cosa dice invece No: mettere in campo la creatività, azzerare la noia, puntare anche sull’allegria, come se si trattasse di un prodotto pubblicitario da vendere a tutti i costi. Ma questo non è stato fatto, così la figura tediosa e anonima di Bersani, il linguaggio stile Bertrando Spaventa di Vendola, per non parlare del pispiglio incomprensibile di Ingroia, hanno impigrito ulteriormente quel 5% per cento e lo hanno costretto a restare a casa. E che diceva il comitato sostenitore del a Pinochet guardando gli spot del No? Diceva che era una pagliacciata, che Pinochet avrebbe trionfato. PD e co. hanno trattato Berlusconi e Grillo come clown, populisti, spauracchi, ed è proprio per questo che oltre il 50% dei voti sono andati al clown bianco (Berlusconi) e all’Augusto (Grillo). Da venti anni la sinistra e il centrosinistra ripetono gli stessi errori con un avversario meno forte rispetto al Pinochet del 1988, tuttavia i cileni votarono No e cacciarono il dittatore, mentre gli italiani continuano a prediligere il circo equestre. Lo slogan che abbatté Pinochet era “Chile, la alegria esta en marcha!”. Lo slogan del PD qual era? L’Italia giusta (C’era anche l’orribile Smacchiamo il giaguaro!). Lo slogan di SEL qual era? Benvenuta sinistra. Lo slogan di Ingroia qual era? Voto utile. Avete capito perché nel 1988 hanno sconfitto Pinochet mentre da noi Berlusconi non cade e Grillo prende il 25% dei voti? Provate a spiegarlo a PD e co., consigliate loro di guardarsi o riguardarsi attentamente No.

© Marco Vignolo Gargini

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